Dock significa, in inglese, un luogo costruito dagli uomini a ridosso di una costa – creando un porto in un’area naturale o chiudendo uno specchio d’acqua – per attività che hanno a che fare con battelli o navi. Per ripararle o costruirle, per caricare merci o scaricarle.

Lo si può perciò tradurre con bacino, ma anche con darsena – un bacino artificiale per l’ormeggio e il rimessaggio di imbarcazioni –, una parola la cui etimologia è la stessa di arsenale. L’Arsenale della Repubblica di Venezia – potenza marittima – era questa cosa qua.

In americano, invece, dock è sinonimo di pier o wharf. Un pier è un molo, un pontile, una costruzione in legno o cemento situata sull’acqua, un mare, un lago, o un fiume, che si protende dalla terraferma, e serve da ormeggio alle imbarcazioni per consentire la discesa dei passeggeri e lo scarico delle merci al riparo del moto ondoso.

In un modo o nell’altro i docks hanno a che fare con l’attività umana, di riparazione, cura e costruzione. Anche con quella di carico e scarico di merci e persone. Spesso è un’attività febbrile – le navi devono essere svuotate o caricate a stiva di container –, oppure vanno costruite rapidamente perché presto solchino i mari; a volte invece, come nel rimessaggio, occorre attenzione e pazienza.

È a questo insieme di attività che pensiamo per la nostra società cooperativa. Una cooperazione di esperienze e mestieri e talenti. Di urgenza e di pazienza. Un brulichio di pensieri, parole, gesti – chi muove la gru, chi porta i carrelli, chi aggancia i carichi, chi sposta le merci, chi mette le scalette – che sta accanto l’acqua, il mare, dove tutto si muove ma che è terraferma inventata e fabbricata dall’uomo.

Noi siamo i Dockers, scaricatori, camalli, gli uomini e le donne dei docks.

Noi lavoriamo alle strategie di indipendenza culturale.

Cosa è DOC(K)S, dunque?

Intelligenze in cooperazione, una cooperazione di intelligenze.

DOC(K)S sviluppa, distribuisce e produce idee, libri, materiali, rete, eventi, convegni: culture, pratiche, sperimentazioni.

Un gancio. Per agganciarsi a un futuro possibile e sganciarsi da un presente deprimente. Per agganciarsi alle altre intelligenze disperse e sganciarsi dal macero a cui tutto appare destinato. Un gancio per resistere all’omologazione culturale e un gancio per alzarsi sopra la miseria culturale del presente.

Un molo, un approdo, una pratica: uno strumento per l’indipendenza.

Un luogo che si attraversa, un luogo dell’indipendenza e per l’indipendenza: uno spazio per sperimentare forme di cooperazione produttiva culturale della libertà.

Una rete di relazioni sociali. Docenti, assistenti e ricercatori universitari; insegnanti; professionisti; operatori sociali, scrittori e artisti; operatori della cultura e dell’informazione; editori; librai; registi.

Una intelligenza collettiva che si muove, che produce. Che fa cooperazione, che fa circolare sapere, idee: materia. Energia. DOC(K)S è swing. Danza con noi.