Sergio Segio, scrittore, saggista e attivista sociale. È ideatore e curatore del volume annuale Rapporto sui diritti globali giunto nel 2014 alla dodicesima edizione. Ha collaborato con la Fabbri Rizzoli-Grandi Opere: per l’Enciclopedia Universale Rizzoli-Larousse ha redatto le voci relative alla Politica nazionale; per l’Enciclopedia Rizzoli ha redatto la monografia Partiti politici; per l’Enciclopedia Bompiani ha redatto la voce relativa alla Storia politica italiana nella prima metà degli anni Novanta; per l’Enciclopedia UTET ha realizzato il saggio Storia politica italiana 1988-1997. È tra gli autori e collaboratori per le voci storiche de L’Enciclopedia, pubblicata nel 2003 dal Gruppo Editoriale L’Espresso-la Repubblica. Nel 1991 e 1992 è stato segretario di redazione della rivista quadrimestrale di studi criminologici «Dei delitti e delle pene». Negli anni Novanta ha promosso e diretto le riviste mensili «Narcomafie» e «Fuoriluogo». Dal 1997 al 2001 ha ideato e realizzato per il Gruppo Abele i volumi dell’Annuario sociale, dei quali è stato curatore. Sulle vicende dei movimenti e i conflitti degli anni Settanta e della sua esperienza in essi, nel 2005 ha pubblicato Miccia corta (DeriveApprodi); nel 2006 Una vita in Prima Linea (Rizzoli). Sui temi trattati dal Rapporto sui diritti globali, ha realizzato i lavori teatrali Dormono, dormono sulla collina (2008) e Last minute – Cronache dal mondo diseguale (2009), entrambi andati in scena al Teatro Litta di Milano. È stato collaboratore del quotidiano “la Repubblica” e commentatore di «Vita». Collabora da oltre vent’anni con l’associazione Gruppo Abele, di cui è stato responsabile per la Stampa e la Comunicazione. È nel direttivo nazionale dell’associazione Nessuno tocchi Caino. È tra i soci fondatori dell’associazione UPRE ROMA per i diritti delle popolazioni rom e sinte.

In questi decenni, e nell’ultimo in modo ancor più marcato, il neoliberismo si è determinato come nuovo ordine globale, come dominio pervasivo e assoluto. Per poter divenire tale ha dovuto fare tabula rasa delle parole, delle memorie, delle intelligenze critiche, delle progettualità alternative e, anzitutto, dei luoghi dove tutto ciò aveva cittadinanza, possibilità di sviluppo e riproduzione. Da lì occorre ripartire: dai luoghi, dalle identità e dai soggetti. Dagli arsenali delle parole dimenticate e violentate. Dai segmenti della rete sociale tranciati e resi incomunicanti o costretti al balbettio rattrappito delle reti virtuali funzionali al controllo. Doc(k)s può diventare parte di una risposta. Prima ancora è un bisogno; se lo si riconosce come collettivo, può acquisire forza e strumenti per consentire di riprendere il viaggio. Nel mare aperto, verso nuovi e infiniti approdi.

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